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Luigi Velardi
CHIANCIANO _ La kermesse di Chianciano si è conclusa con due punti fermi. L’UDC è il soggetto politico che traghetta il popolo del Centro verso il Partito della Nazione. Questa nuova formazione inizia ad esistere solo a gennaio dell’anno prossimo quando verranno avviati i congressi locali e regionali , che sono di preparazione del Congresso nazionale. L’altro punto è che l’UDC continua ad esistere come terzo polo: dunque non è interessata ad alleanze dell’ultima ora con Berlusconi e tantomeno con Bersani. Ogni nuovo posizionamento è rimandato al Congresso nazionale che celebrerà il costituendo partito della Nazione. Dunque, per ora, tutto è fermo e nessuno ha titolo a dichiarare alleanze, ad entrare in nuovi movimenti e raggruppamenti se non a titolo personale.

A Chianciano – hanno dichiarato Velardi ed Izzi , coordinatori regionali, – c’è stata la chiara conferma di quanto diciamo da sempre. Al momento esistono solo l’UDC e le sue scelte politiche già definite. Il Coordinamento regionale ha avuto diretto mandato da Roma a traghettare nel Molise l’UDC verso il partito della Nazione. Nessun altro può esprimersi in nome e per conto del partito della Nazione, e tantomeno confluire in movimenti che implichino alleanze che non ancora vengono definite e non si sa neppure se verranno fatte, perché Casini ha detto chiaramente che l’UDC rimane al centro, da solo, in maniera distinta tanto dal PDL che dal PD”.

Ma , al laboratorio di Chianciano sono emersi in maniera distinta gli umori della base del partito. Non è pensabile un ‘alleanza a sinistra nell’attuale quadro , perché l’UDC non potrà mai far marcia indietro rispetto al suo credo politico ed entrare in sintonia con il massimalismo giustizialista di Di Pietro. Neppure è pensabile l’ alleanza con una riproposizione riveduta e corretta, riverniciata, dell’Ulivo. Non c’è alcun tipo di sintonia con il progetto , gli obiettivi, le idee del centro sinistra. Sul piano del patrimonio ideale perdurano importanti, ed invalicabili differenze, su molti motivi centrali del dibattito politico. Ma anche per quanto riguarda la strategia di breve periodo le differenze sono importanti : se per il PD e IDV l’unico obiettivo è mandare a casa Berlusconi, per l’UDC il problema vero sono una nuova forma di Stato, la riforma elettorale, una formula diversa di federalismo e, nel suo ambito, il rilancio del Mezzogiorno.

Casini vuole una alleanza per cambiare l’Italia e non una strategia limitata solo a mandare a casa Berlusconi. Anche nel Molise valgono le stesse considerazioni : l’UDC ha da tempo scelto, in sintonia col proprio elettorato, l’alleanza con il PDL; su queste basi ha sviluppato la sua politica negli ultimi dieci anni e su questa politica ha ricevuto ampi consensi. Oggi non può cambiare il patto con gli elettori e non lo farà fino alle prossime elezioni. Questo modo personalistico di interpretare la lotta politica non appartiene all’UDC e non diverrà mai la base su cui costruire nuove alleanze.

“Noi – ha detto Velardi – non personalizziamo la lotta politica né demonizziamo l’avversario. Anche Casini ha detto che nel nostro DNA politico c’è prima di tutto il rispetto , la tolleranza liberale per le posizioni degli altri. Non potremo mai essere d’accordo con proposte massimalistiche che potrebbero avere il solo risultato di demolire piuttosto che di costruire, in un momento così delicato per la nostra regione”.